Fotografia Europea 2013 Reggio Emilia

Il Festival della Fotografia Europea a Reggio Emilia e’ una occasione imperdibile per gli amanti della fotografia, dell’arte in genere e per i curiosi!

Quest’anno il tema sara’

Cambiare. Fotografia e responsabilità

Perché cambiare? Se la società attuale è passata da una società della disciplina a una società della prestazione, l’invito al cambiamento sembrerebbe rispondere, e nel modo più profondo possibile, proprio allo sforzo che ogni giorno chiediamo a noi stessi perché le nostre prestazioni siano all’altezza del mondo che viviamo. Eppure il solo accorgerci che siamo passati dalla disciplina alla prestazione significa aver colto prima di tutto un cambiamento. L’invito a cambiare riguarda allora, prima di qualsiasi altra considerazione, a come guardiamo il cambiamento stesso. Non si tratta né di averne paura, né di inneggiare alle sue novità, quanto piuttosto di misurarci sul come, in un modo o nell’altro, ne siamo parte, di come noi stessi stiamo cambiando nei cambiamenti che siamo chiamati a vivere. Qui risiede la vera responsabilità che ognuno di noi deve assumere nei confronti del cambiamento; ed è soltanto attraverso questa responsabilità che possiamo anche provare a rimanere fedeli a noi stessi.

D’altronde è anche vero che l’uomo ha spezzato la ciclicità che sta alla base di ciò che è naturale, ha aperto un percorso storico che pesa quasi esclusivamente sulle proprie decisioni. I cambiamenti vanno allora anche osservati, monitorati, immaginati; quando è necessario vanno anche denunciati, perché non è detto che ogni cambiamento sia un valore in sé, non è detto che questo essere usciti dai cicli della natura non comporti processi che possono snaturarci sempre di più, allontanarci sempre più da ciò che di umano rimane ancora in noi.

Il cambiamento è come il tempo, si lascia leggere nel suo scorrere, ma ci porta via con sé. Per questo richiede un continuo esercizio, in particolare un continuo esercizio del nostro sguardo. Ci può capitare infatti di denunciare, come cifra di un cambiamento che non avremmo voluto registrare, la scomparsa di qualcosa, ma è anche il nostro sguardo che deve imparare a guardare in modo diverso per poterla incontrare altrove, per scoprire che ora è lì a raccontarci un’altra storia, a rappresentare qualcosa di diverso.

Potremmo allora provare a sintetizzare così: “cambiare” non è solo un infinito, ma anche un imperativo. Ecco perché l’idea che proponiamo del cambiamento non è di cercare le risposte su che cosa aspettarsi dal futuro, ma come affrontare il nostro presente, come viverlo, come sentirsi in questo momento dentro al cambiamento che il mondo e noi stessi siamo.

Abbandoniamo le false promesse e i buoni propositi rivolti a un futuro destinato comunque a essere sempre tradito, lasciamo ai moralisti e agli ossessivi la pretesa dei valori ideali e delle buone utopie, lasciamo agli ipocriti mascherati e ai lobbisti convinti gli interessi nascosti, infine ai patiti e ai sempre finti giovani le eccitazioni del nuovo tecnologico e ottimista. Chiediamoci invece, in un mondo che cambia senza sosta, che cosa siamo in grado di cogliere e che cosa siamo capaci di condividere e rendere bene comune di questi continui mutamenti.

La fotografia ha molto a che fare con tutto questo, anzi, da quando esiste potremmo affermare che il cambiamento è la sua cifra privilegiata. In senso classico ne è la registrazione, l’immagine che ferma il tempo e permette poi il confronto del passato con il presente. Roland Barthes ha infatti parlato di un “futuro anteriore” della fotografia, cioè il futuro anticipato, già presente nell’immagine fissata. I fotografi poi sono spesso dei cacciatori di segni del futuro già dentro al presente, le sue novità, le sue prefigurazioni. Con l’avvento del digitale il futuro possibile sembra disegnabile come in un racconto o in un film di fantascienza.

Il cambiamento è in altri termini la sostanza stessa della fotografia: quando e perché scatto? Quando e perché decido di cogliere qualcosa, che poi non sarà più, che rimarrà solo in quell’immagine, comunque sia? Il click è il micro-intervallo della esitazione-decisione di fissare la novità e l’unicità di quell’immagine, che in effetti si vede per un solo momento esclusivamente all’interno dell’apparecchio fotografico, ma che in quel solo attimo del suo apparire dentro la macchina è già parte integrante della realtà che abbraccia.

Ogni concezione della fotografia è allora anche una concezione del cambiamento. Esso non è tanto il soggetto rappresentato dalla fotografia, ma la sua stessa sostanza: la sua forma.

Così insieme e oltre la fotografia documentaria, Fotografia Europea propone di ripartire dalla sorpresa di uno sguardo che vede il cambiamento come se ciò che ha davanti agli occhi lo vedesse per la prima volta, come se le immagini fossero una restituzione del reale di cui lo sguardo è parte integrante, una modalità abitualmente trascurata in cui tuttavia è il reale che appare a se stesso. È quello che sembra sia accaduto ai cosiddetti pop, o nuovi topografi, che come d’un tratto, e con sorpresa, si sono accorti che il mondo intorno a loro era cambiato e che era cambiato il loro sguardo: che anche un’area di servizio era un paesaggio, che anche un cartellone pubblicitario può diventare improvvisamente significativo a seconda di come lo si guarda, che gli oggetti parlano, che le star del cinema sono immagini di nuovo tipo, che le atmosfere sono metafore, che nuovi gesti sono in realtà un nuovo linguaggio. Il pop ha visto il cambiamento e invece di farne un’ideologia o un contenuto, ne ha fatto uno sguardo e un linguaggio condivisibile da tutti.

È da qui che vorremmo ripartire, da un cambiamento che non è un lampante scenario futuribile, ma una sottile linea rossa di cui siamo parte, perché il cambiamento appartiene al nostro sguardo e attraversa in ogni momento le nostre parole. Solo così si fa meno manipolatorio, diviene più responsabile, più aperto verso gli altri, meno chiuso sulla pretesa di evidenza e chiama invece in causa le scelte e l’impegno che in termini inaggirabili riguardano ognuno e ognuna di noi.

www.fotografiaeuropea.it

Sorpresa: cambiare il mondo

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Sabato 11 maggio, ore 14 – 19_ Università_ Aula 2
Lab – WORKSHOP | Postproduzione – Primo Dan. Tecniche base di postproduzione professionale per fotografi e fotoritoccatori
Docente: Simone Poletti A cura di FotografiaProfessionale.it – Ingresso gratuito.

Sabato 18 maggio, ore 21 – 01_Palazzo S. Francesco, Galleria Parmeggiani, Museo del Tricolore, Spazio Gerra, Museo di Storia della Psichiatria
Notte Europea dei Musei. MUSEI (memoria + creatività) = SVILUPPO SOCIALE
Promosso da ICOM. Programma a cura di Musei Civici di Reggio Emilia. Aperture straordinarie, animazioni per famiglie, installazioni e iniziative di partecipazione. Info : http://www.musei.re.it

Giovedì 13 e venerdì 14 giugno
Lab – WORKSHOP | Più belli con il fotoritocco
Docente: Bettina Di Virgilio. A cura di Inside Professional Training. Ingresso a pagamento.

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One thought on “Fotografia Europea 2013 Reggio Emilia

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